La tradizione vitivinicola
15/07/2004
L’eccellenza dei vini del Piceno, sottolineata anche da recenti riconoscimenti nazionali ed internazionali, affonda le proprie radici in una plurimillenaria tradizione vitivinicola locale: una tradizione dunque antica, ma antica quanto? Le testimonianze archeologiche attestano la coltivazione della vite e il consumo del vino sin dall’età picena,( le necropoli picene ci hanno in effetti restituito una grande quantità e varietà di vasellame utilizzato per consumare e conservare il vino; all’interno di una tomba di un princeps guerriero piceno datata tra la fine dell’VIII sec. e gli inizi del VII sono stati rinvenuti 200 vinacciòli di Vitis Vinifera coltivata a Matelica, guarda caso un’area che si contraddistingue nel panorama enologico attuale per la produzione di un ottimo Verdicchio). Se dunque non mancano attestazioni per l’età picena, certo è che proprio in età romana la fama del vino piceno si consolida: numerose in effetti le testimonianze letterarie, gli autori antichi che ricordano con accenti fortemente positivi i vini piceni.
Polibio, storico greco vissuto nel II sec. a.C., narra nelle sue "Historiae" come Annibale nelle pause belliche "sostenne l'esercito con i vecchi vini di cui era grandissima copia in quella provincia" e come i cavalli, colpiti da un'improvvisa epidemia, furono curati con pozioni di vino caldo. Polibio ci suggerisce quindi che erano già noti i concetti di invecchiamento e di annata del vino, nonché l’ uso di una sorta di vin brulè con proprietà terapeutiche.
Catone (243-149 a.C.) e Varrone (116-27 a.C.) erano ammirati delle elevate rese dei vigneti della sponda adriatica tra il Piceno e il Riminese: ed entrambi riportano nelle loro opere le cifre di questa alta produttività sostenendo che in alcune zone di questo territorio era possibile ricavare 10-15 cullei di vino per ogni iugero di terra ( ciò significa che un quarto di ettaro produceva dai 52 ai 78 hl di vino).
Strabone, storico e geografo greco vissuto tra il 63 a.C. e il 19 d.C., dedica particolare attenzione alla città di Ancona, il cui territorio produceva grano e vino in grandi quantità: vino, così lo definisce, eccellente e gradito per il suo sapore vellutato.
Plinio il Vecchio, la maggiore fonte latina di informazioni, elogia l’alta qualità dei rinomati vini piceni, apprezzati Oltralpe ed esportati anche in Gallia. Fatto abbastanza curioso che nel I sec. d.C. i maggiori estimatori dei nostri vini fossero proprio le popolazioni di quella regione che corrisponde all’attuale Francia.
Sempre Plinio, nella sua opera enciclopedica la Naturalis Historia, elenca tre qualità locali di vino caratteristiche della costa picena da Ancona al territorio di Atri: il Praetutianum prodotto nell’ager Praetutianus, l’Hadrianum prodotto nell’ager Hadrianus, e il Palmense prodotto nell’ager Palmensis. Se l’identificazione delle prime due circoscrizioni territoriali dell’antico Piceno votate alla viticoltura citate da Plinio, cioè l’ager Hadrianus e il Praetutianus, è ancora oggi poco chiara e oggetto di accesi dibattiti, poche invece le riserve sull’identificazione dell’ager Palmensis con il territorio compreso tra il torrente Ambula e l’Ete Vivo, identificazione confermata anche dagli attuali toponimi di Torre di Palme e Marina Parmense. Questo comprensorio oggi rinomato per la produzione ortofrutticola dunque viene ricordato da Plinio come un rinomato distretto vitivinicolo tanto da prendere il nome da un tipo di vite detta Palma.
Come avrete dunque capito il nostro intento è quello di valorizzare, sottolineandone la lunga tradizione, i vini piceni. Non solo perché siamo coscienti che la viticoltura rappresenta un momento importante dello sviluppo economico, produttivo, occupazionale nonché della valorizzazione eno-turistica del nostro territorio, ma soprattutto perché essa rappresenta un’eredità del nostro passato, che va conservata. Le civiltà, quella Picena prima e poi quella romana, che ci hanno preceduto hanno dedicato al vino un po’ della loro vita, della loro fatica, del loro pensiero, della loro arte ; e tutto ciò è parte irrinunciabile del nostro patrimonio di cultura e tradizioni.
Dalla Conferenza “Enoarcheologia. La vite e il vino nel Piceno antico”, BEA Palacongressi 8 maggio 2004.














